Da diversi anni i murales e il tema della legalità formano in Italia un binomio sempre più consolidato, capace di trasformare facciate anonime in luoghi vivi di memoria collettiva e impegno civile.
Palermo, Napoli, Bari, Vieste, Biancavilla, Aci Castello: città e paesi lontani tra loro per storia e geografia, accomunati da un gesto artistico che sceglie il muro come strumento di resistenza. Non si tratta di semplice commemorazione, e nemmeno di retorica istituzionale tradotta in pittura. I murales e legalità che attraversano il territorio italiano sono opere che parlano alla città in modo diretto, occupando spazi pubblici con una forza visiva capace di raggiungere chi non frequenta musei, chi non legge i giornali, chi cresce in quartieri in cui la memoria antimafia rischia di arrivare fioca o distorta. Il muro diventa così un dispositivo culturale preciso: accessibile a tutti, impossibile da ignorare, difficile da dimenticare.

“La Porta dei Giganti” di Andrea Buglisi: murales e legalità monumentale a Palermo
La Porta dei Giganti è il doppio murale dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, realizzato dall’artista palermitano Andrea Buglisi, parte del progetto promosso dalla Fondazione Falcone e dal Ministero dell’Istruzione. Il dittico si estende su due facciate separate di edifici multipiano: il ritratto di Falcone in via Duca della Verdura, quello di Borsellino in via Sampolo, entrambi a pochi metri dall’aula bunker del carcere Ucciardone, teatro del maxiprocesso a Cosa Nostra. La scelta del luogo non è casuale: i due volti vegliano proprio sul sito in cui lo Stato italiano ottenne la sua vittoria più grande contro la mafia.
Buglisi ha spiegato la cromia dell’opera con parole precise: il verde richiama i vetri blindati dell’aula bunker, il colore delle vite scortate e rinchiuse, ma anche degli alberi che caratterizzano quella zona della città; la parte bassa, invece, è color seppia, un omaggio all’estetica degli spaghetti-western, perché Falcone e Borsellino erano per lui due eroi nel Far West palermitano. Il risultato è un’opera che rifiuta la retorica del monumento e sceglie invece la dimensione epica, quasi cinematografica. I murales e legalità di questa statura non celebrano — interrogano. E lo fanno da un’altezza che impedisce di distogliere lo sguardo.
Street art e legalità, Rosk & Loste all’Istituto Gioeni-Trabia
Gli artisti Rosk e Loste hanno realizzato un murales sul muro dell’Istituto Nautico Gioeni Trabia che dà su via Cala, raffigurando Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a partire dalla celebre fotografia di Tony Gentile. I due magistrati sorridono, vicini, complici — è l’immagine che il mondo intero conosce, restituita in grande formato su una facciata che guarda il porto storico della città. Ma ciò che rende quest’opera particolarmente significativa è il contesto in cui è nata: la sua realizzazione fu accelerata dopo che una statua di Falcone era stata oggetto di atti di vandalismo nel quartiere Zen di Palermo. Il murale nacque come risposta civile, quasi come risarcimento morale che la città si offriva da sola.
All’inaugurazione, l’allora presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi dichiarò: «Questo murale deve ricordare a tutti che questa non è la città della mafia, ma la città di Falcone e di Borsellino». Negli anni successivi l’opera è stata più volte vandalizzata, e ogni volta restaurata. Anche in questo, i murales e legalità si rivelano qualcosa di più di un semplice gesto artistico: diventano un campo di tensione, in cui la memoria viene continuamente difesa e riaffermata.

L’estetica del pop urbano attraverso la legalità
In via Lungarini angolo piazza Marina, nel laterale murato della Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, è apparso nella notte tra il 22 e il 23 maggio 2020 un intervento di street art firmato Tvboy, che ritrae il giudice Falcone con una bomboletta in mano e la scritta «È tempo di andare avanti!». L’opera è di Salvatore Benintende, palermitano cresciuto a Milano, uno degli street artist italiani più noti a livello internazionale. La scelta del linguaggio è tipicamente sua: ironica, pop, immediatamente leggibile, capace di entrare nel cuore dell’immaginario collettivo senza passare per le vie del solenne.
Falcone che imbraccia una bomboletta spray è un’immagine che ribalta i ruoli abituali: il magistrato si fa artista, lo Stato si fa strada, la legge si fa colore. Due striscioni con la stessa opera furono srotolati contemporaneamente dai balconi del Comune di Palermo e di Milano, in un gesto di simbolica fratellanza tra le due città. Nei murales e legalità firmati Tvboy, la memoria non pesa — cammina, sorride, impugna una bomboletta e chiede di andare avanti.

Kris Rizek per UIL Puglia a Bari: murales e legalità tra magistratura e lavoro
A Bari, il murale realizzato da Kris Rizek su commissione della UIL Puglia porta i murales e legalità in un territorio e in un linguaggio diversi da quelli delle grandi commissioni istituzionali. L’opera si estende per quattordici metri e unisce in un’unica composizione i ritratti di magistrati antimafia e vittime delle stragi con quelli di lavoratori comuni, operai, persone ordinarie. Il messaggio è esplicito: la legalità non è solo una questione di eroi e di tribunali, ma di vita quotidiana, di dignità nel lavoro, di contrasto alla criminalità organizzata nell’economia reale.
La scelta di affidare l’opera a una confederazione sindacale non è un dettaglio: significa portare i murales e legalità dentro un discorso che riguarda i diritti, il lavoro, il tessuto sociale. La mafia non è solo un problema di ordine pubblico — è un problema economico, culturale, che penetra nelle aziende, nei cantieri, nei mercati. E il muro delle ex casermette diventa la superficie su cui questa connessione si rende visibile, popolare, condivisa.

Studio 167B a Vieste: i graffiti educativi nelle scuole del Gargano
Tra i progetti più recenti nel panorama dei murales e legalità italiani, quello realizzato dallo Studio 167B sulla facciata della Scuola Spalatro di Vieste, in provincia di Foggia, si distingue per la sua vocazione educativa esplicita. L’opera, inaugurata nel 2025, è rivolta direttamente agli studenti: volti sorridenti, colori luminosi, un’iconografia dell’antimafia che sceglie la leggerezza come strategia comunicativa, consapevole che il proprio pubblico principale siede sui banchi ogni giorno.
La Puglia è una regione che conosce bene il peso della criminalità organizzata, e il Gargano non fa eccezione. Realizzare un’opera del genere su una scuola significa costruire un presidio visivo quotidiano, un promemoria silenzioso che accompagna gli studenti all’ingresso e all’uscita. I murales e legalità pensati per le nuove generazioni funzionano su una scala temporale lunga: non cercano la reazione immediata, ma la sedimentazione. Parlano a chi ha ancora tutto da decidere su che cosa valorizzerà nella propria vita.

Murales e il tema legalità a Biancavilla e Aci Castello, nel cuore della Sicilia orientale
Nella Sicilia orientale, tra le province di Catania e Messina, i murales e legalità hanno trovato due collocazioni particolarmente significative. A Biancavilla, in via Benedetto Croce, il murale è stato realizzato di fronte alla caserma dei Carabinieri e accanto a una scuola: una doppia prossimità che carica l’opera di un valore istituzionale e comunitario preciso, come se la città avesse voluto affermare pubblicamente da che parte sta. Non un gesto astratto, ma una dichiarazione di vicinanza tra istituzioni civili, forze dell’ordine e comunità educativa.
Ad Aci Castello, il progetto promosso dalla Fondazione Federico II ha dato vita a un vero e proprio itinerario antimafia lungo la costa: un percorso di murales dedicati a Falcone, Borsellino e Don Pino Puglisi, il sacerdote del quartiere Brancaccio ucciso da Cosa Nostra nel 1993 e oggi beato. I murales e legalità, in questo caso, diventano un percorso fisico attraverso la memoria: un museo a cielo aperto che si visita camminando, senza biglietto, aperto a chiunque voglia percorrere quella strada.

I Quartieri Spagnoli di Napoli: murales e legalità dal cuore del Sud
Nei Quartieri Spagnoli di Napoli, uno dei territori più complessi e contraddittori d’Italia, i murales e legalità hanno trovato spazio in Vico Lungo Teatro Nuovo con un’opera che sceglie di allargare lo sguardo oltre la Sicilia. Il murale è un omaggio al Sud unito contro la criminalità organizzata: non solo Cosa Nostra, ma camorra, ‘ndrangheta, un sistema di potere diffuso che attraversa geograficamente l’intera penisola e che richiede risposte altrettanto diffuse.
Collocare un murale del genere in un vicolo dei Quartieri Spagnoli significa parlare direttamente a una comunità che con la criminalità organizzata convive, spesso in modo viscerale e quotidiano. I murales e legalità in questi contesti non rischiano di essere percepiti come imposizioni dall’esterno: quando nascono dal basso, o almeno dal territorio, diventano specchio di una coscienza civile che esiste anche nei luoghi in cui sembra più difficile mantenerla viva.
La Sicilia è da sempre nel vivo di iniziative che trattano temi di legalità e solidarietà: un esempio è la recente iniziativa legata al ciclone Harry, dove tra volontari, autorità locali e raccolte fondi, è cresciuta una rete di solidarietà per sostenere le comunità colpite in Sicilia. Scopri i dettagli di questa iniziativa di solidarietà in Sicilia.
I murales e legalità che attraversano l’Italia da Palermo a Bari, da Napoli alle coste siciliane, dimostrano come l’arte urbana sappia farsi carico di un compito che va oltre l’estetica: custodire la memoria, trasmettere valori, rendere visibile un impegno collettivo che non finisce con le commemorazioni del 23 maggio o del 19 luglio. Ogni opera è un presidio permanente, aperto ventiquattro ore su ventiquattro, che parla alla città in modo silenzioso ma continuo. Il muro non dimentica — e non lascia dimenticare a chi passa.
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